Il Carnevale Romano: giorni di follia, maschere e feste

festa dei moccoletti

Il Carnevale Romano affonda le sue origini nel Medioevo ma ebbe una grande esplosione sotto il pontificato di Paolo II il quale, trasferendo la residenza pontificia a Palazzo Venezia, concentrò la maggior parte dei festeggiamenti carnacialeschi lungo Via del Corso allora chiamata Via Lata.Il Carnevale veniva celebrato attraverso una serie di eventi che richiamavano un gran numero di gente per assistere alle sfilate in maschera, ai Giochi Agonali, ai tornei, alle giostre ed alla festa dei moccoletti. Durante questo periodo di festeggiamenti arrivavano a Roma persone da mezzo mondo e Via del Corso si trasformava in un teatro all’aperto dove accanto alle maschere tradizionali come quella di Rugantino, Meo Patacca e Cassandrino si potevano trovare anche quelle che rappresentavano la vita quotidiana, come il “dottore” ed il “brigante”. Tra gli eventi piu’ attesi del Carnevale Romano c’erano la Corsa dei Berberi e la Festa dei Moccoletti; la prima aveva inizio da Piazza del Popolo con i cavalli che si lanciavano in una corsa sfrenata lungo il rettilineo di Via del Corso e terminava a Piazza Venezia. Per l’occasione si allestivano dei palchi a Piazza del Popolo che accoglievano la giuria ed i potenti della città che cosi’ potevano assistere comodamente all’inizio della gara mentre il popolo si affollava lungo Via del Corso incitando i cavalli al loro passaggio. Nell’ultimo giorno di Carnevale, il martedi grasso, c’era la Festa dei moccoletti, le persone, uscivano mascherate per le strade con un lumino, una fiaccola o una lanterna e dovevano spegnere quelli degli altri che a quel punto si doveva togliere la maschera. Per le strade era concesso di tutto, urla, ingiurie, lotte manesche per non farsi spegnere il proprio moccolo. Era una festa dove, grazie all’ oscurità della notte ed al travestimento, venivano annullate le distanze sociali, tutti scendevano in strada senza distinzione di classe e censo. Di questa festa scrissero diversi artisti colpiti dal particolare clima che per una notte avvolgeva la città, tra questi anche lo scrittore Charles Dickens che ebbe modo di assistere a questa festa durante il suo soggiorno a Roma (Pictures from Italy 1844-45) – “comincia ad apparire qualche moccolo acceso qua e là alle finestre, nelle terrazze in cima alle case, ai balconi, nelle carrozze e in mano alla gente che va a piedi. Gradatamente essi divengono sempre più numerosi finché la lunga via è tutta un bagliore di luce intensa. Allora ognuno dei presenti sembra animato da un solo proposito e cioè spegnere la candeletta degli altri e mantenere accesa la propria; e tutti, uomini, donne e ragazzi, signori e signore, principi e contadini, italiani e stranieri, vociano strillano e urlano incessantemente ai vinti in aria di canzonatura: ‘Senza moccolo! Senza moccolo!”

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Un pensiero su “Il Carnevale Romano: giorni di follia, maschere e feste

  1. In February 1788, Goethe recorded his impressions of the Carnival in Rome:

    “The Roman Carnival is not really a festival given for the people but one the people give themselves… unlike the religious festivals in Rome, the Carnival does not dazzle the eye: there are no fireworks, no illuminations, no brilliant processions. All that happens is that, at a given signal, everyone has leave to be as mad and foolish as he likes, and almost everything, except fisticuffs and stabbing, is permissible.
    The difference between the social orders seems to be abolished for the time being; everyone accosts everyone else, all good-naturedly accept whatever happens to them, and the insolence and licence of the feast is balanced only by the universal good humour.
    During this time, even to this day, the Roman rejoices because, though it postponed the festival of the Saturnalia with its liberties for a few weeks, the birth of Christ did not succeed in abolishing it.”

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